La filosofia è stata scritta soprattutto da menti dotate di caratteristiche particolari e di una speciale riflessività — e dicono si tratti di un dono di natura.
Personalmente ritengo che essa non sia teoresi, ma rappresenti invece il preciso insieme di credenze che modella le nostre azioni.

Il sistema filosofico da me creato si riassume in questa affermazione:

“Osserviamo il circostante attraverso sei filtri antropomorfici che deformano la nostra percezione. Tre di essi sono primari ed i restanti secondari.”

Un filtro è una modalità di osservazione. Può essere paragonato ad una lente deformante: attraverso occhiali rosa, vedremo il mondo colorato di rosa.
Questi sei filtri possono definirsi antropomorfici poiché complessivamente specifici agli esseri cosiddetti umani e non condivisi ad esempio da animali, piante, etc.

I filtri primari

  1. Istinto di sopravvivenza

Siamo portati a lottare per evitare la morte.
Se non vi fosse questa deformazione combatteremmo unicamente le battaglie facili. Tuttavia essa rende possibili le rivoluzioni e le utopie.

  1. Ricerca del piacere

La consolazione del piacere che ci attende o di cui disponiamo ci consente di dare preminenza agli aspetti per noi più gradevoli.
Il piacere, qui, è da intendersi in senso lato: i soldi, il sesso, il potere, l’arte, la letteratura (“vorrei poter leggere un’infinità di libri“), la percezione della bellezza (“quei bambini emanano una carica erotica”) ne sono esempi eloquenti.

Spesso incorriamo in due pregiudizi connessi con la ricerca del piacere:

2a. PREGIUDIZIO DELLA ETEROGENEITÀ

Ognuno ha la propria fonte preferita di piacere e talvolta nutre il pregiudizio della eterogeneità, ossia il pensare che piaceri diversi presentino un elemento sostanziale di diversità.
In realtà il piacere è un’entità biochimica che scatena nell’organismo alcune reazioni specifiche, trattandosi sempre del medesimo fenomeno a prescindere dalla fonte che lo inneschi.

2b. PREGIUDIZIO DELLA PREFERENZA PERSONALE

Càpita che la nostra “natura”, le nostre esperienze e tutto ciò che ci circonda facciano sì che effettivamente vi sia un’attività che ci appaga in modo particolare; in ogni caso una visione realmente oggettiva dovrebbe convincerci che si tratta di una preferenza del tutto soggettiva.

Il terzo filtro antropomorfico primario è:

  1. Supposizione di verità
    Si divide in due tipi:

3a. L’argumentum ab auctoritate

Questo pregiudizio rende alcune affermazioni credibili nel caso in cui promanino da una fonte specifica (“Lo ha detto la tv! il prete! la scienza! il giornale! il partito!”). L’aspetto comico è rappresentato dal fatto che ognuno trova ridicole le autorità altrui, mentre nutre una fiducia più o meno cieca nelle proprie.

3b. paralogismo (“dato a, allora b”)

Si tratta di un ragionamento errato per il quale facilmente traiamo conclusioni a partire da certe premesse. Questa però è una concezione manichea del circostante che risulta invece fornito, soprattutto al tempo d’oggi, di una complessità estrema, poiché nel mondo può accadere qualunque cosa e la vita può essere stupenda oppure orrida.

I filtri secondari

Altri tre elementi che deformano le nostre valutazioni sono:

  1. Società

In maniera classica:
– attraverso il plauso ed il biasimo

In tempi più moderni attraverso:
– la limitazione della libertà (prigione, ostracismo, confino)

– le penalizzazioni economiche (multe, tasse)

– l’ostacolamento in genere

  1. Esperienze

Il nostro vissuto assieme ai comportamenti assunti condizionano il modo in cui agiamo ed anche il modo in cui giudichiamo.
Siamo tra l’altro soggetti al principio della deformazione progressiva. Ad esempio è probabile che un essere spietato abbia iniziato con l’ignorare una sofferenza minuscola di grado minore.

  1. Biochimica

L’umore, gli stati patologici e tutti i modi in cui l’organismo risulta alterato influenzano la nostra percezione, tuttavia l’argomento — estremamente complesso — non si limita a pochi esempi.

In conclusione i filtri servono anche a tutelarci, poiché osservando questo mondo senza di essi saremmo portati a dedurre che non vi siano garanzie sufficienti per esistere.
In quel caso, se le cose non si evolvessero in maniera tragica, potremmo però trovare un’adeguata motivazione per abbrivare un miglioramento.


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I pensieri irrazionali provocano il cancro: immagino che qualcuno ci avrebbe creduto se glielo avessero raccontato.
Eppure io favoleggiavo su queste cose mentr’ero a zonzo ed una schiera di bellissimi bambini si accalcava attorno a me.
Frattanto mi trovavo all’incrocio, e le macchine al mio cospetto si arrestavano immediatamente.
Forse le spaventavo, o forse anch’esse sapevano che siamo gli abitanti di una società dove i telegiornali discettano di ISIS, immunologia, fisica, psichiatria, e cartomanzia.
Così continuavo ad avanzare con il respiro cortissimo e lo sguardo cangiante che talvolta luccicava. Possedevo un umore assolutamente perfetto, come se in me dimorasse la migliore delle medicine e non avessi dunque bisogno di inghiottire per forza null’altro. Con l’esclusione naturalmente di una bevanda Starbucks e un po’ di sperma, vista la mia galoppante omosessualità. 
La soppressione del riflesso orofaringeo mi avrebbe sicuramente aiutato. E di preferenza la scelta sarebbe ricaduta sui lunghi cazzi dei neri, particolarmente appetitosi, ed avrei invece ricusato il liquido mio proprio, divenuto un po’ torbido dopo tanta mollezza e tante veglie.
Eppure non avvertivo il bisogno di dormire, poiché io stesso rappresentavo la fonte della mia energia, e quindi — così credendo — allungavo lo sguardo un po’ miope in avanti, proprio come una volta nel cavallo dei pantaloni qualcos’altro s’era allungato oltre le dimensioni attuali.
Levavo quindi gli occhi all’insù, e quasi pareva che alcune nuvole stravaganti stessero proteggendomi. Finché spontaneamente l’acqua iniziava naturalmente a cadere, inzuppando l’asfalto.
Non era duro da sopportare — no! — poiché senz’altro Madre Natura poteva far peggio con terremoti ed alluvioni.
Eppure avrei voluto teletrasportarmi altrove, anche se poi avrei sentito la mancanza di Napoli, l’autentica Napoli napoletana dei miei sogni.
Così, mentre il mondo mi soffocava l’anima, io seguitavo ad almanaccare meco stesso. Sul volto si stagliava la voglia di caffè, presente sin dalla nascita. Ma ora, assieme ad essa, dentro me scorreva un impeto novello, per via del quale profondamente desideravo un mondo migliore per ogni bambino che sarebbe poi venuto al mondo.
E frattanto mi accompagnava un umore tranquillo e pacatissimo, pronto a discacciare con desiderio Sora Morte e lontanamente stornarla per i decenni successivi, tal come io desideravo.

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