I pensieri irrazionali provocano il cancro. Immagino qualcuno ci avrebbe creduto se glielo avessero raccontato.
Eppure io favoleggiavo su queste cose mentr’ero a zonzo ed una schiera di bellissimi bambini si accalcava attorno a me.
Frattanto mi trovavo all’incrocio, e le macchine al mio cospetto si arrestavano immediatamente.
Forse le spaventavo, o forse anch’esse sapevano che siamo gli abitanti di una società dove i telegiornali discettano di ISIS e guerre varie, immunologia, fisica, psichiatria, olocausto, tettonica a placche e cartomanzia.
Così continuavo ad avanzare con il respiro cortissimo e lo sguardo cangiante che talvolta luccicava. Possedevo un umore assolutamente perfetto, come se in me dimorasse la migliore delle medicine e non avessi dunque bisogno di inghiottire per forza null’altro. Con l’esclusione naturalmente di una bevanda Starbucks e un po’ di sperma, vista la mia galoppante omosessualità. 
La soppressione del riflesso orofaringeo mi avrebbe sicuramente aiutato. E di preferenza la scelta sarebbe ricaduta sui lunghi cazzi dei neri, particolarmente appetitosi, ed avrei invece ricusato il liquido mio proprio, divenuto un po’ torbido dopo tanta mollezza e tante veglie.
Eppure non avvertivo il bisogno di dormire, poiché io stesso rappresentavo la fonte della mia energia, e quindi — così credendo — allungavo lo sguardo un po’ miope in avanti, proprio come una volta nel cavallo dei pantaloni qualcos’altro s’era allungato oltre le dimensioni attuali.
Levavo quindi gli occhi all’insù, e quasi pareva che alcune nuvole dalla forma stravagante stessero proteggendomi. Finché spontaneamente l’acqua iniziava naturalmente a cadere, inzuppando l’asfalto.
Non era duro da sopportare — no! — poiché senz’altro Madre Natura poteva far peggio ad esempio con le alluvioni.
Eppure avrei voluto teletrasportarmi altrove, anche se poi avrei sentito la mancanza di Napoli, l’autentica Napoli napoletana dei miei sogni.
Così, mentre il mondo mi soffocava l’anima, io seguitavo ad almanaccare con me stesso. Sul volto si stagliava la voglia di caffè, presente sin dalla nascita. Ma ora, assieme ad essa, dentro me palpitava un impeto novello, per via del quale profondamente desideravo un mondo migliore per ogni bambino che sarebbe poi venuto al mondo.
E frattanto mi accompagnava una coscienza tranquilla e un umore pacatissimo, pronto a discacciare con desiderio Sora Morte e lontanamente stornarla per i decenni successivi, tal come io desideravo.