La prima parte, riguardo al mio sistema filosofico, si può leggere qui.

La gnoseologia è quella branca della filosofia che si occupa del problema della conoscenza, ossia di sondarne i limiti e l’accertabilità.
Personalmente ritengo che essa si possa raggiungere unicamente con un grado variabile e asintotico di approssimazione e dubbio.
Per motivare tale attestazione dovremmo esplicare che la nostra mente è l’elemento che soggettivamente possiamo ritenere maggiormente affidabile, nonostante essa di per sé presenti una prospettiva invariabilmente soggettiva e talvolta distorta.
Infatti non vi può mai essere alcuna certezza che gli altri non ci ingannino per il tramite di nozioni o azioni mendaci, ovvero attraverso macchinari programmati in maniera fraudolenta.
Le nostre uniche armi di difesa sono la razionalità, l’autostima, la moralità, e l’agire cauto.

Etichettare qualcosa come frutto di un sovrappensiero (overthinking) è sinonimo di profonda ignoranza, poiché qualunque cosa è teoricamente possibile.

Consideriamo infatti, a titolo di esempio speculativo, il problema della materia. Abbiamo noi personalmente veduto con i nostri occhi quali sono i costituenti che la formano? Possiamo noi escludere che un giorno tali costituenti possano essere alterati in maniera da sviluppare un’intelligenza propria — simile a quella che oggi appartiene ad alcune macchine — che consenta loro di decidere autonomamente quando sciogliersi, disintegrarsi o alterarsi?
Ed ecco dunque che perfino l’affermazione che comunemente si indica come emblema di pensiero paranoico (“il quadro è arrabbiato con me!”), alla luce di certi sviluppi scientifici potrebbe invece rivelarsi perfettamente razionale.

Dobbiamo poi esaminare il problema della non esistenza, il quale oltretutto appare particolarmente ostico. Se infatti possiamo asseverare che probabilmente esiste tutto ciò che può essere percepito dai nostri sensi, sostenere che “le cose che non abbiamo percepito non esistono” si dimostra invece completamente errato.
Tale asserto potrebbe infatti avere un valore unicamente indicativo nel caso in cui avessimo personalmente visitato ogni luogo dell’universo e ricavato una comprovazione individuale delle nostre tesi. Tuttavia anche in questa circostanza potremmo trovarci in errore sulla base degli enunciati assiomatici secondo cui:

1) siamo in una realtà in continuo mutamento;
2) l’operazione di accertamento del vero richiederebbe tempo;
3) potremmo incorrere in qualche inesattezza di valutazione o percezione.

In conseguenza della probabile inconoscibilità del circostante, dovremmo dunque concludere che ogni individuo può razionalmente caldeggiare ogni tipo di idea, la quale merita in ogni caso di essere considerata con riguardo anche quando non sia condivisa.
Del resto le religioni hanno costantemente patrocinato la risurrezione dalla morte o la metempsicosi tra uomini e animali, e le loro dottrine per secoli sono state oggetto di venerazione; infine anche oggi ad esse sembra riservato un formale rispetto.