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La prima parte, riguardo al mio sistema filosofico, si può leggere qui.
La seconda parte, riguardo al problema della raggiungibilità della conoscenza, si trova qui. 

Ci possiamo domandare se due esseri umani possano adeguatamente comunicare. La risposta è negativa.
Il linguaggio può infatti essere considerato un flusso archetipale. Consideriamo ad esempio una proposizione: «ieri sono andato al mare con i miei amici e ci siamo divertiti parecchio».
Gli elementi che la compongono possono appartenere a due tipologie differenti: unità prevalentemente semantiche e unità prevalentemente grammaticali.
Consideriamo le unità semantiche: mare, amici, divertiti.
Come abbiamo detto esse fanno riferimento ad archetipi — i quali hanno un valore unico per ciascun individuo esistente. Ad esempio ognuno possiede la propria idea e le proprie esperienze connesse ai concetti di mare, amicizia, e divertimento.
Le unità grammaticali sono invece maggiormente definite ma non sempre in maniera priva di ambiguità. Ad esempio:
 —  due parlanti potrebbero far riferimento ad un periodo temporale diverso che entrambi etichettano come ieri in conseguenza dei fusi orari diversi in cui si trovano
 —  sussiste una certa discrezionalità nella definizione di cosa sia da intendersi con l’avverbio parecchio.

Eppure abbiamo considerato un’affermazione dalla portata effettivamente banale. In effetti il deficit comunicativo si accresce esponenzialmente in presenza di concetti dalla complessità elevata. Come possiamo infatti trasmettere l’idea di sofferenza a chi abbia perlopiù vissuto momenti sereni? O ancora quale significato sarà attribuito alla parola amore da colui che non ha mai sufficientemente sperimentato questo sentire?