Il mio sistema filosofico
La raggiungibilità della conoscenza
Il problema della comunicazione
L’amore

La morte è il metro con il quale dovremmo comparare le nostre azioni. Vale a dire: in condizioni di consapevolezza e maturità, il nostro operato dovrebbe tener sempre conto della fine che ci attende.

Da queste nozioni discendono varie conseguenze:

1) la finitezza dell’essere
Noi siamo finiti contenitori d’infinito.
Infatti, pur racchiudendo dentro noi concetti in sé illimitati (come la conoscenza, l’amore, l’odio), la natura che ci appartiene è di per sé transeunte.

2) la dipendenza dell’uomo
L’uomo è un essere intrinsecamente dipendente poiché costretto a soggiacere all’obbligo più grande: quello di morire.

3) la frivolezza di molte ambizioni

4) la necessità di tramandare ciò che conta alle future generazioni e costruire per esse un mondo migliore

La morte inoltre ha un valore neutrale di confine, ossia:

1) stabilisce il termine dell’esistere
2) può essere percepita come una liberazione, un castigo, ovvero un evento trascurabile, in dipendenza dalle condizioni del circostante

In aggiunta, nei confronti della nostra fine, noi possiamo avere un atteggiamento di evitamento oppure d’accettazione.

Nel primo caso dovremmo sforzarci di escludere taluni pensieri dalla mente.
Da questa scelta discenderebbe la conseguenza del limitarci ad una dimensione superficiale dell’esistere, la quale per necessità finirebbe con l’essere continuamente riempita da distrazioni caduche e periture, quali ad esempio il potere, il sesso, od i soldi. In siffatta evenienza saremmo però costretti ad assegnare ad esse una importanza preminente e permanente: per tal ragione ogni autenticità sarebbe smarrita.

Soltanto nel secondo caso (l’accettazione della morte) potremmo irrevocabilmente affermare di aver raggiunto un atteggiamento maturo nei confronti dell’esistere.
Nondimeno tale conquista appare notevolmente ardua; di sovente accade poi che l’imminenza dell’evento luttuoso riveli infatti un’attitudine timorosa o avversativa che si credeva d’aver soppresso.