Indice

  1. Il mio sistema filosofico
  2. La raggiungibilità della conoscenza
  3. Il problema della comunicazione
  4. L’amore
  5. La morte 
  6. Gli eventi e la materia
  7. Spazio ed etica


L’ERRORE

Ciascuno è frutto della sua natura, delle sue esperienze, e di altri complessi ma noti fattori. Per tale ragione, ognuno agisce in maniera assolutamente prevedibile.

Tuttavia la somma degli addendi differisce di caso in caso, producendo esiti costantemente variati. Ne discende che giudicare qualcuno risulta poco savio, data l’impossibile comparazione tra grandezze diverse (si pensi a chilometri e litri).

Potremmo a questo punto domandarci cosa sia l’errore. La coerenza con le suddette premesse ci impone di concludere che esso non esiste.

Abitualmente le menti comuni percepiscono come errati:

— i comportamenti non rispondenti a quelli che esse avrebbero avuto
—  i comportamenti in contrasto con le loro credenze

Esaminiamo meglio:

1) Si pensi a qualcuno che possa recarsi al lavoro scegliendo strade differenti, oppure, alla bisogna, trattenersi presso il domicilio.
Nonostante la causazione di conseguenze diseguali, ordinariamente non vi è ragione di ritenere che qualche scelta tra queste sia riprovevole. Nella pratica il nostro amico potrebbe giudicare propizio il licenziarsi, ovvero appassionarsi alla gimkana.

2) Intorno ai comportamenti in contrasto con le credenze di ciascuno, dovremmo inferire come sia lecito disporre di verità soggettive (ciò che riteniamo essere vero), ma non oggettive (ciò che è vero).

A quanto detto vanno aggiunti tre elementi:

1) Ciò che contrasta con la scienza, nei casi in cui essa affermi il vero, più opportunamente si etichetta come inesattezza o falsità.

2) Considerando azioni efferate come ecatombi o torture, ci troviamo in presenza di malvagità, la quale può definirsi come forma irragionevole di egoismo. La portata esiziale di tali comportamenti appare però smisurata, pertanto non riconducibile alla più blanda categoria dell’errore.

3) Il giudizio non giudicante, senz’altro, sembra ragionevole.
Esso consiste in una presa d’atto di prospettive difformi, ma lo sguardo non è rancoroso, e non colpevolizza: opportunamente dovrebbe tradursi nel divergere dei cammini.
In altre più estreme occasioni prevale un sentimento di desolazione; tuttavia neanche qui il filosofo ricorre all’astio, ma piuttosto sublima, verbigrazia con il lirismo, un sarcasmo acre e respingente.
Un esempio si ritrova nei Geschichten vom Herrn Keuner di Brecht. Qui si comparano uomini e squali, soggiungendo che i primi benderebbero le pinne dei pesciolini feriti al fine di divorare poi i bocconi golosi.