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Indice

  1. Il mio sistema filosofico
  2. La raggiungibilità della conoscenza
  3. Il problema della comunicazione
  4. L’amore
  5. La morte 
  6. Gli eventi e la materia
  7. Spazio ed etica
  8. L’errore

L’EPOCHÉ

Il tedeschissimo Husserl è considerato il fondatore della moderna fenomenologia. Secondo la sua scuola filosofica, è necessario mettere tra parentesi il mondo per cogliere le idee nella loro purezza, raggiungendo una condizione di contemplazione disinteressata (che attualmente pressappoco mi appartiene).

Facciamo alcuni esempi.

Secondo il dato fenomenico, noi percepiamo i corpi di altri individui in carne ed ossa. Saremmo portati a inferire che essi abbiano un io ed una coscienza, ma in questo caso la nostra deduzione sarebbe arbitraria in quanto basata sull’analogia con noi stessi.

Oppure:

Considerando un albero, ci potrebbe venire in mente la fotosintesi clorofilliana. Tuttavia è evidente che questo concetto, teorizzato dalla scienza comunemente accreditata, aggiunge elementi che non afferiscono all’immediatezza del fenomeno, e quindi si può concludere che i dati scientifici alterano la sua percezione. Invece, per conquistare il trascendentale, è opportuno limitarci all’essenza eidetica priva di accessori.

Per tale motivo è necessario sospendere ogni giudizio (ἐποχή) sulla nostra esperienza empirica.

Le teorie di questo filosofo, in alcuni tratti, rispecchiano il mio pensiero. Personalmente ritengo ridicolo esprimere un giudizio probante su Qualcuno, perché Qualcuno è necessariamente altro da noi, e quindi a noi non sovrapponibile con facilità.

Secondo il mio credo, i giudizi sugli altri sono generalmente riconducibili a tre categorie:

1) i giudizi di intersezione
2) i giudizi di individualità reciproca
3) i giudizi di comparazione cognitiva

I giudizi di intersezione discendono dal confrontare le scale valoriali («io in te approvo i valori che trovo simili ai miei»). Tali giudizi sono invalidi dato che queste inevitabilmente contengono elementi arbitrari, convenzionali e dispercettivi.

I giudizi di individualità reciproca hanno maggiore affidabilità, ma sono comunque inattendibili. Essi possono racchiudersi nell’affermazione: «io ti giudico secondo il tuo comportamento verso di me».
Eppure la costante percezione priva d’interferenze non è perseguibile. Infatti comunemente intervengono tre fattori che io definisco: pregiudizi storicipoiché in passato hai agito così, allora tu…») , cognitivisulla base delle mie conoscenze, deduco che…») e sensorialiconsiderando le mie percezioni, ricavo che…»)

I giudizi di comparazione cognitiva sono generalmente inadeguati perché non possono logicamente connettersi con il valore individuale, ed in quanto sovente cadono nel preconcetto della mancata considerazione dell’alterità gnoseologica. Con questo intendo che comunemente accade che i domini cognitivi siano soltanto differenti.

E dunque, rivelandosi i giudizi interpersonali inadeguati, essi andrebbero sostituiti con la scelta associativa voluta o mancata: «io decido di interagire con te, ovvero di non farlo, sulla scorta di elementi che non è necessario esprimere o conoscere».